Faq chiller ad assorbimento
I chiller ad assorbimento, noti anche come assorbitori, rappresentano una soluzione strategica per produrre energia frigorifera sfruttando fonti di calore, anche di recupero. Qui trovi le risposte alle domande più frequenti su come funzionano, quando conviene sceglierli rispetto ai chiller a compressione e come si integrano negli impianti esistenti.
Un chiller ad assorbimento è una macchina frigorifera che produce acqua refrigerata sfruttando una sorgente di calore anziché un compressore elettrico. Il sistema opera con due fluidi: acqua e bromuro di litio. L’assorbitore è particolarmente adatto quando è disponibile calore a basso costo o di recupero (cogenerazione, calore di processo, solare termico), permettendo di ridurre il consumo elettrico e le emissioni indirette rispetto a soluzioni a compressione in scenari appropriati.
Il principio di funzionamento dell’assorbitore a bromuro di lito si basa sul principio dell’evaporazione usando una fonte di calore esterna per apportare energia. In sintesi: nel generatore viene prodotto vapore, che dopo essere stato condensato nel condensatore entra nell’evaporatore. Nell’evaporatore avviene la produzione di acqua refrigerata, grazie all’evaporazione del refrigerante (acqua). Il vapore che si crea nell’evaporatore entra poi nell’assorbitore e qui viene assorbito dalla soluzione di bromuro di litio.
La scelta è vantaggiosa quando esiste una fonte di calore economica o gratuita (recupero termico, cogenerazione, teleriscaldamento, solare termico) e il profilo di carico frigorifero è significativo e regolare. L’assorbitore rappresenta una scelta più green e sostenibile, utile a contribuire alla salvaguardia dell’Ambiente.
A differenza dei chiller tradizionali, gli assorbitori non utilizzano gas refrigeranti climalteranti, ma solo acqua come fluido frigorigeno. Questo significa emissioni di CO₂ drasticamente ridotte e un impatto ambientale minimo. Inoltre, sfruttando calore di recupero o fonti rinnovabili, l’assorbitore contribuisce in modo concreto alla decarbonizzazione dei processi industriali e alla transizione energetica.
Gli assorbitori utilizzano energia termica come fonte primaria per innescare il ciclo di funzionamento. Possono funzionare con acqua calda, acqua surriscaldata, vapore, olio diatermico, solare, fumi, geotermico, trigenerazione, e con tutte quelle fonti che possano apportare calore.
Sì. È uno dei principali punti di forza degli assorbitori: possono essere alimentati con calore di recupero proveniente da processi industriali, motori cogenerativi, centrali a biomassa o termovalorizzatori e fumi di processi produttivi. Possono inoltre sfruttare energia termica prodotta da impianti solari termici. Questa flessibilità rende la tecnologia particolarmente sostenibile ed economicamente vantaggiosa, soprattutto in contesti industriali dove è disponibile calore inutilizzato.
Gli assorbitori coprono un gamma di potenza che parte da 50 Kw a 10 Mw.
La manutenzione ordinaria programmata deve essere effettuata da tecnici specializzati in assorbimento. In genere la manutenzione prevede:
- monitoraggio e bilanciamento della concentrazione del bromuro di litio,
- verifica del vuoto,
- controllo della quantità di sporcizia (es: depositi di sali minerali) presente negli scambiatori a fascio tubiero,
- verifica del sistema di autospurgo dei non condensabili.
Con il temine “non condensabili” si intendono tutti quei gas che si presentano all’interno dell’assorbitore, e che non vengono assorbiti dalla soluzione di bromuro di litio. Questi gas se non correttamente spurgati possono ridurre l’efficienza dell’assorbitore.
Di standard l’assorbitore è equipaggiato con spurgo manuale. È possibile in fase d’ordine richiedere lo spurgo automatico dei non condensabili.
Sì. Esistono assorbitori a bromuro di litio denominati multi-energy che sono progettati appositamente per impiegare più di una sorgente di calore.
Dipende. In linea generale l’impiego della torre evaporativa è la scelta costo/economica migliore. Questo non esclude la possibilità usare altri modi per controllare la temperatura dell’acqua di raffreddamento. Per esempio, dry-cooler, scambiatori acqua di pozzo, ecc.. In determinati casi è possibile recuperare il calore che viene smaltito dalla torre evaporativa per altri utilizzi.
La cristallizzazione è quel fenomeno fisico che avviene quando una soluzione (acqua – sale) diventa satura. Quando una soluzione diventa satura, il sale disciolto al suo interno precipita sul fondo del recipiente, formando appunto cristalli di sale.
Una soluzione si dice satura quando aggiungendo ancora soluto (sale) alla soluzione questo non si scioglie. La solubilità di un soluto è influenzata dalla temperatura. In genere più alta è la temperatura più sale si riesce a sciogliere. Più bassa la temperatura meno sale si scoglie.
Sì. L’assorbitore ha un sistema automatico che limita la cristallizzazione della soluzione di bromuro di litio.